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mercoledì 13 aprile 2016

COLLAGENE ED ELASTINA

Collagene, Elastina e Sostanza fondamentale

Collagene
Il collagene è una proteina strutturale e costituisce il principale elemento fibroso di pelle, tendini,cartilagini, ossa, denti,  membrane, cornee e vasi di tutti i vertebrati. Il collagene è la proteina più rappresentata dell'organismo umano e nei tessuti connettivi. E' responsabile della protezione meccanica dell'organismo da parte della pelle, del benessere e della condizione della cute e, seppure indirettamente, di alcuni altri organi, della prevenzione della disidratazione cutanea, del mantenimento dell'elasticità e tonicità dei tessuti e della minimalizzazione delle rughe. L'unità strutturale del collagene è rappresentata dal tropocollagene, formato da tre catene polipeptidiche intrecciate fra loro e resistenti allo stiramento, caratterizzate da un andamento sinistrorso, che si associano a formare una tripla elica destrorsa. Le catene polipetidiche sono formate per un terzo da residui di glicina e per un quarto o più da residui di prolina ed idrossiprolina.  La prolina è un amminoacido ciclico in cui il gruppo R si lega all'azoto α-amminico conferendo una certa rigidità che impedisce la formazione di una struttura secondaria ad α-elica, caratteristica di un gran numero di proteine. La biosintesi del collagene avviene nel fibroblasta, cellula del tessuto connettivo. Quando la tripla elica del tropocollagene è completata, viene espulsa dalla cellula nello spazio extracellulare, ove ha luogo l'assemblaggio del collagene nativo in grosse fibre di collagene insolubile, che provvedono a svolgere la propria funzione di sostegno del tessuto connettivo.

Elastina

L'elastina è una proteina fibrosa, dura e stabile, responsabile delle caratteristiche elastiche di organi e tessuti, costituente il tessuto connettivo. Si trova prevalentemente nei polmoni, nelle pareti delle arterie, nei legamenti, nella pelle e nell'intestino, dov'è fondamentale la deformabilità reversibile sotto azione della forza di tensione. L'elastina, come il collagene, è ricca di prolina e glicina ma, al contrario del collagene, non è glicosilata e contiene poca idrossiprolina e nessuna idrossilisina.  L'elastina è sintetizzata nei fibroblasti in forma di un monomero solubile, chiamato  tropoelastina, proteina con peso molecolare di 70.000 dalton. Le molecole di tropoelastina vengono secrete dalle cellule nello spazio extracellulare e si dispongono in fibre elastiche vicino alla membrana plasmatica, di solito in rientranze della superficie cellulare. Le fibre elastiche sono costituite da un'impalcatura di microfibrille tubulari, così chiamate perché presentano una piccola cavità cilindrica al centro, e da una matrice amorfa che è la parte predominante. Le microfibrille tubulari sono costituite da una glicoproteina, detta fibrillina, e sono inestensibili; la matrice amorfa è costituita invece dall'elastina, responsabile del comportamento elastico che dà il nome a queste fibre: esse si distendono facilmente per l'applicazione di una tensione anche lieve, e al cessare della forza applicata recuperano la forma e le dimensioni originarie. Nel derma le fibre elastiche si intrecciano con le fibre di collagene e questo limita la potenzialità di distensione della cute, evitando lacerazioni. Grazie a questa particolare struttura, le fibre elastiche possono allungarsi e ritornare alla forma iniziale una volta cessata la forza traente. Il turnover dell'elastina è estremamente basso, con un'emi-vita che si avvicina all'età dell'organismo. Il nostro organismo sintetizza l'elastina durante tutto lo sviluppo, fino all'età di 20 anni circa. Nel corso del processo di invecchiamento la pelle perde progressivamente la propria elasticità poiché l'elastina “danneggiata”  o non viene sostituita oppure è sostituita da fibre non funzionali.

Sostanza fondamentale

La sostanza fondamentale rappresenta parte della matrice extracellulare: è caratterizzata dalla combinazione tra acido ialuronico e proteoglicani, costituiti da glicosamminoglicani (lunghe catene non ramificate formate da unità disaccaridiche) legati a catene proteiche. La sostanza fondamentale regola la quantità di acqua presente nella cute ed ha funzione di sostegno, contribuendo al mantenimento del trofismo, dell'idratazione e dell'elasticità. E' quindi responsabile del turgore del derma e della sua resistenza ed elasticità in seguito alla compressione. Si trova sotto forma di gel e costituisce il tramite attraverso cui l'ossigeno e le sostanze nutritive provenienti dalla microcircolo raggiungono le cellule dei vari tessuti e, in senso contrario, attraverso cui l'anidride carbonica e le scorie metaboliche passano dalle cellule alla circolazione.

Perdita di Tono Cutaneo
     
Cause della perdita di Tono Cutaneo

Concettualmente, l'invecchiamento può essere definito come un deterioramento progressivo, tempo-dipendente, dell'abilità dell'organismo di rispondere ai cambiamenti ambientali. Sono stati codificati due tipi di invecchiamento della pelle: intrinseco ed estrinseco.

L'invecchiamento intrinseco dipende dall'avanzare dell'età ed è influenzato dal background genetico (chronoaging). Provoca, a carico della cute, alterazioni di tipo ipotrofico con alterazione di tutte le componenti e delle funzioni dell'apparato tegumentario. In particolare, si modifica la struttura delle proteine fibrose che compongono il derma (collagene ed elastina). 

Le cellule addette alla loro produzione, i fibroblasti, con il trascorrere degli anni, non solo rallentano i propri ritmi e la propria efficenza, ma sviluppano cellule di collagene ed elastina di dimensioni più piccole. Di conseguenza, il derma si assottiglia e l'impalcatura di sostegno su cui poggia la pelle allenta la propria trama, diventa più flessibile e comincia a cedere. A livello dell'epidermide,  si riduce l'attività mitotica delle cellule basali e la funzione barriera diventa meno efficace. Negli strati più superficiali del corneo, invece, si assiste ad un accumulo di cellule morte, che determina ispessimento e irregolarità cromatica dell'epidermide. Le cellule depositate sullo strato corneo, infatti, non solo hanno un ricambio più lento, ma trattengono melanina dando luogo a macchie più o meno evidenti. I lineamenti del viso sono modificati dall'accumulo di grasso sottocutaneo in siti inusuali e dalla perdita di elasticità del derma.

Quando il metabolismo cellulare rallenta, la pelle affronta una rivoluzione profonda, che si manifesta sul viso con la comparsa di rilassamento, perdita di elasticità e rughe profonde. Le prime rughe sono quelle d'espressione, causate delle contrazioni facciali che, diventando ripetute, si imprimono nel derma sottostante che sta contemporaneamente perdendo tono. Con la perdita e l'alterazione di collagene e fibre elastiche, i tessuti iniziano a rilassarsi, la pelle perde il suo sostegno e l'ovale del viso inizia a deformarsi.

I fattori ambientali che portano alla formazione di radicali liberi, quindi i maggiori responsabili dell'invecchiamento cutaneo, sono costituiti principalmente dalle radiazioni solari, dallo smog, dal fumo. Esiste una relazione stretta fra invecchiamento cutaneo e danno ossidativo da radicali liberi, poiché gli acidi grassi poliinsaturi, che sono il principale costituente dello strato corneo, sono particolarmente suscettibili all'attacco da parte di queste molecole (perossidazione lipidica). Inoltre, i radicali liberi provocano la depolimerizzazione dei polisaccaridi, come l'acido ialuronico, che a livello della pelle determina un invecchiamento cellulare precoce. I raggi UVA penetrano nel derma danneggiando le fibre collagene ed elastiche: le nuove fibre che si formano possono mostrare alterazioni che danno vita ad un tessuto opaco, grinzoso e poco compatto. Una delle ipotesi più accreditate sostiene che le radiazioni attiniche, inducenti la formazione di radicali liberi nella pelle, siano normalmente contrastate dalle sue naturali difese antiossidanti; quando però la dose di queste radiazioni è alta, o le difese naturali sono insufficienti, non è più possibile mantenere i livelli delle concentrazioni dei radicali liberi al di sotto delle concentrazioni critiche.

Trattamenti e Cosmetici Rassodanti

La prima regola per contrastare il “rilassamento” cutaneo è la prevenzione. La strategia per minimizzare i segni del tempo è prendersi cura giornalmente della pelle, soprattutto  delle zone più esposte, come viso e mani. I cosmetici formulati con adeguati principi attivi e sostanze emollienti aiutano a mantenere la pelle compatta e luminosa, sia perché aumentano il grado di idratazione cutanea sia perché possono contribuire alla formazione di un reticolo complesso e funzionale, che sorregge intimamente la delicata struttura epidermica.

Lo scopo principale dei trattamenti rassodanti è quello di ridurre la perdita di fibre elastiche, favorire la formazione di nuove fibre di collagene e glucosaminoglicani, e stimolare il rinnovamento cellulare a livello dell'epidermide.

E' possibile ostacolare la perdita di tono e turgore cutaneo attraverso diversi meccanismi:

Protezione da radicali liberi


Idealmente la pelle è dotata di un sistema antiossidante di difesa, efficiente e completo, ma i continui insulti ossidativi ai quali è sottoposta ne provocano un deleterio impoverimento. Una strategia per implementare le difese cutanee - inibendo così la lipoperossidazione di membrana, la  denaturazione proteica e la depolimerizzazione dell'acido ialuronico - risulta essere l'integrazione di tale bagaglio, mediante l'applicazione topica di formulazioni cosmetiche ad attività antiossidante.

E' possibile distinguere due categorie di antiossidanti utilizzati in campo cosmetico.

Il primo gruppo comprende le vitamine, cui appartengono sostanze come l'acido ascorbico e la vitamina E. L'acido ascorbico è considerato il più importante agente antiossidante presente nei fluidi intra ed extracellulari, ed è largamente impiegato per contrastare gli effetti dell'invecchiamento cutaneo, sia intrinseco che estrinseco.


Il terminegenerico vitamina E, indica una famiglia di sostanze liposolubili (tocoferoli e tocotrienoli), che costituiscono la linea di difesa primaria delle membrane cellulari contro la perossidazione lipidica.

Il secondo gruppo comprende molecole non vitaminiche, quali ad esempio l'ubichinone, i flavonoidi, l'acido lipoico e sistemi enzimatici. L'ubichinone, noto come coenzima Q10, è una molecola liposolubile già presente sulla pelle, in grado di proteggere le membrane biologiche dall'ossidazione e di potenziare l'azione antiossidante della vitamina E. I composti polifenolici, oltre alla loro indiscussa attività “radical scavanger”, hanno mostrato la capacità di ridurre l'eritema indotto dalle radiazioni ultraviolette. I polifenoli più utilizzati nei cosmetici antinvecchiamento sono le catechine estratte dalla Camellia sinensis, la quercetina e il canferolo da Ginkgo biloba, la silimarina dal Silybum marianum e il resveratrolo da Vitis vinifera. L'acido lipoico neutralizza efficacemente il radicale ossidrilico e può rigenerare la vitamina E dalla sua forma ossidata. Enzimi come la SOD (superossidodismutasi), esplicano la loro azione trasformando il radicale superossido in ossigeno e acqua ossigenata.

La tendenza attuale, prevede l'utilizzo di antiossidanti in miscela all'interno di uno stesso prodotto cosmetico, per sfruttare la loro attività sinergica.

Azione su collagene ed elastina

La perdita della risposta elastica può essere prevenuta intervenendo indirettamente sull'elastina. Ciò può essere fatto attraverso l'applicazione di sostanze insaponificabili che agiscono da stimolatori sui fibroblasti, favorendo la sintesi di elastina e consentendo quindi un ricambio delle fibre elastiche. I più utilizzati sono quelli di avocado, di soia, di karitè, di olio d'oliva. Il retinolo o vitamina A svolge un'azione primaria sull'accrescimento e sul trofismo del tessuto epiteliale, e sulla differenziazione e trasformazione delle cellule. La vitamina C partecipa alla sintesi del collagene come cofattore della idrossilasi che trasforma nel pro-collagene i residui di prolina e lisina in idrossiprolina ed idrossilisina. Estratti vegetali ricchi di triterpeni, come quelli provenienti dalla Centella asiatica, Ginseng e Ginko bibloba, sono in grado di stimolare l'attività dei fibroblasti con conseguente aumento del collagene nativo di tipo I e III, e della sostanza fondamentale amorfa.  Mostrano spiccata azione di stimolo sulla sintesi di collagene anche gli isoflavoni della soia. L'estratto di Kigelia africana è particolarmente ricco in flavonoidi e saponosidi steroidei, cui viene riconosciuto un effetto tensore e rassodante. La composizione peptidica dell'estratto di questa pianta africana genera una rete elastica a livello del tessuto cutaneo ed agisce donando compattezza al derma. La sua azione aiuta a prevenire il rilassamento, tonificando ed idratando la pelle. L'estratto di Humulus lupulus, caratterizzato dalla presenza di fitoestrogeni, flavonoidi, proteine, acidi fenolici e tannini, risulta efficace nel miglioramento del tono e del turgore cutaneo.

Azione sulla sostanza amorfa della matrice extracellulare

Alterazioni a livello della sostanza amorfa possono portare a diminuzione del turgore del derma, e della sua resistenza ed elasticità. Saponine triterpeniche come i ginsenosidi, estratti dal Panax ginseng, una volta metabolizzati a livello cutaneo, formano un complesso glucopiranosidico in grado di aumentare l'espressione del gene responsabile della sintesi dell'acido ialuronico. Alcuni derivati dell'acido caffeico, come l'echinacoside, estratto dall'Echinacea angustifolia, sono attivi nell'inibire la sintesi dell'enzima ialuronidasi, responsabile della depolimerizzazione dell'acido ialuronico.

Mantenimento della funzione barriera

Sostanze di natura lipidica prevengono e migliorano l'idratazione e l'elasticità cutanea, aumentando la resistenza agli insulti chimico-fisici. Utili a questo scopo possono essere: ceramidi, acidi grassi essenziali della serie omega 3 e omega 6, oli e burri vegetali come quelli di enotera, macadamia, borragine, karitè, oliva.

Forme cosmetiche utilizzate nei prodotti rassodanti

La forma cosmetica più utilizzata è sicuramente l'emulsione olio in acqua, sistema che permette l'incorporazione di attivi di natura sia lipofila che idrofila. Per le pelli particolarmente secche e mature  sono utilizzate anche le emulsioni acqua in olio. Di notevole interesse l'impiego di sieri e gel che, essendo a basso o nullo contenuto di fase oleosa, vengono assorbiti velocemente attraverso la cute e sono particolarmente indicati per pelle grassa e impura.


martedì 2 febbraio 2016

VITAMINA K


Vitamina K


Perchè è così importante assumere giuste quantità di VITAMINE?
Le VITAMINE sono delle sostanze indispensabili per il nostro organismo. Consentono al nostro corpo di svilupparsi nel modo corretto. 

Anche nella cosmesi sono sempre più utilizzate, proprio grazie alle caratteristiche che le caratterizzano e che le rendono uniche.

Le proprietà sono molteplici e incredibili. Vogliamo una forma invidiabile e una buona salute? Bene, le VITAMINE FANNO AL CASO NOSTRO!!!!!!

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La vitamina K è una vitamina liposolubile che garantisce la corretta funzionalità di alcune proteine che formano e mantengono forti le nostre ossa. La vitamina K è inoltre coinvolta nella coagulazione del sangue (attività antiemorragica). Attraverso l'alimentazione, il giusto apporto di vitamina K può essere raggiunto semplicemente seguendo una dieta equilibrata.

Struttura Chimica


Vitamina KVitamina K è il termine generale utilizzato per indicare il 2-metil-1, 4 naftochinone o menadione e tutti i suoi derivati con una catena laterale isoprenoide insatura che parte dal C-3 del naftochinone.
Le diverse forme di vitamina K comprendono:



fillochinone o vitamina K1 (2-metil-3-fitil-1,4-naftochinone) di origine vegetale;
menachinone-n o vitamina K2 di origine batterica; la catena laterale è insatura e comunemente nella configurazione tutto-trans;
menadione o vitamina K3 (2-metil-1,4-naftochinone) è una forma sintetica idrosolubile.

Assorbimento

Le diverse forme di vitamina K sono assorbite con le stesse modalità dei lipidi, necessitano pertanto della formazione di micelle in presenza di bile e succo pancreatico.
Generalmente nella dieta sono contenuti una miscela di menachinoni e fillochinoni, assorbiti con una efficienza del 40÷80%.
Il fillochinone sembra essere assorbito con meccanismo attivo nella parte prossimale del tenue, mentre i menachinoni e il menadione sono assorbiti per diffusione passiva.
La diffusione passiva sembra avvenire anche nel colon e ciò confermerebbe la possibilità di utilizzare il menachinone prodotto dalla flora batterica intestinale.

Trasporto e Metabolismo

Dopo l'assorbimento la vitamina K entra a far parte dei chilomicroni e trasportata al fegato, dove viene trasferita alle VLDL e poi alle LDL che la trasportano ai tessuti.
La principale forma circolante è il fillochinone (0,1÷0,7 ng/ml).
Organi di deposito sono il fegato (quantità elevate, che vengono rapidamente rimosse), le ghiandole surrenali, i polmoni, il midollo spinale, e i reni (quantità ridotte).
La vitamina K ha un turnover molto rapido; il menadione viene escreto con le urine sotto forma di menadiolo fosfato, solfato e glucoronide; il fillochinone e il menachnone sono degradate più lentamente; le catene laterali accorciate per β-ossidazione vengono eliminate come tali o sotto forma di glucoronidi.

Funzioni della vitamina K

La vitamina K viene trasformata nella forma biologicamente attiva di idrochinone per opera di una reduttasi dipendente dalla presenza di gruppi sulfidrilici e di NADH.
In presenza di idrochinone e di una carbossilasi alcuni residui di glutammato vengono carbossilati a γ-carbossiglutamato.
Tra le proteine che subiscono questa reazione si ricordano:
  • i fattori II (protrombina), VII, IX, X della coagulazione;
  • le proteine plasmatiche C, S, Z e M recentemente identificate;
  • l'osteocalcina, necessaria per il normale metabolismo dell'osso.
La coagulazione del sangue avviene come una reazione a catena nella quale i vari fattori entrano in azione seguendo un ordine preciso, ciascuno attivando il successivo. Alla fine della cascata di reazioni il fibrinogeno si trasforma in fibrina.
La tromboplastina plasmatica attiva il fattore IX che insieme al fattore VIII e ai fosfolipidi, nel sistema intrinseco, attiva il fattore X, il quale può essere attivato anche dal fattore VII (a sua volta attivato dalla tromboplastina tissutale) nel sistema estrinseco.
Il fattore X, una volta attivato, lega il calcio ione e i fosfolipidi catalizzando l'attivazione della protrombina (fattore II) in trombina che favorisce la trasformazione del fibrinogeno in fibrina, che consente la formazione del coagulo.

La proteina C ha un ruolo anticoagulante, è attivata dalla trombina in presenza di trombomodulina (proteina delle cellule endoteliali) e agisce con la proteina S disattivando i fattori Va e VIIIa; funge da freno della cascata del sistema intrinseco mediante un meccanismo a feedback innescato dalla trombina; pertanto le persone con carenza congenita della proteina C sono ad elevato rischio di trombosi. Le funzioni fisiologiche delle proteine M e Z non sono ancora conosciute.

L'osteocalcina (o proteina GLA dell'osso) è sintetizzata dagli osteoblasti e interviene molto probabilmente nella regolazione dell'incorporazione  del fosfato di calcio nelle ossa.
GLA proteine sono state isolate nella dentina di ratto, nei reni, nello sperma, nei mitocondri epatici nelle urine e nei tessuti aterosclerotici calcificati, suggerendo numerose funzioni della vitamina K.

Secondo le ultime ricerche scientifiche (non ancora del tutto confermate) nell'uomo vi sarebbe una relazione tra bassi livelli di vitamina K nel sangue e artrosi, fratture ossee ed osteoporosi.

Carenza e tossicità

La carenza di vitamina K nell'uomo è molto rara per:
ridotte esigenze dell'organismo;

rigenerazione della vitamina nell'organismo da parte delle reduttasi;
sintesi effettuata dalla flora intestinale.
La carenza di vitamina K nell'adulto è conseguente a:
disfunzioni dell'apparato gastrointestinale;

ridotta secrezione della bile;
malattie epatiche;
uso di anticoagulanti tipo dicumarolo (antagonisti).
I neonati sono particolarmente a rischio per:
modesto trasporto attraverso la placenta;

sterilità dell'intestino nei primi giorni di vita;
inadeguata biosintesi epatica dei fattori della coagulazione;
scarso contenuto di vitamina nel latte muliebre.
La carenza si manifesta con sindrome emorragica dovuta a inadeguata sintesi dei fattori della coagulazione.

I fillochinoni e i menachinoni non sono tossici nemmeno a dosi elevate, il menadione può, invece, essere tossico producendo anemia emolitica, iperbilirubinemia e ittero per cui non può essere utilizzato nel trattamento farmacologico dell'emorragia.


Alimenti apportatori e razione consigliata

La vitamina K è ampiamente distribuita negli alimenti, le verdure a foglia (spinaci, lattuga, broccoli, cavolo, cavolini di Bruxelles, cime di rapa ecc.) ne sono particolarmente ricche, mentre la frutta, i cereali, le carni e i latticini ne contengono quantità meno rilevanti.
La razione consigliata secondo i LARN è di 1 µg/kg di peso/die, facilmente raggiungibile con una normale dieta mista.

giovedì 28 gennaio 2016

MACCHIE BIANCHE DELLA PELLE



Macchie bianche sulla pelle

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In questo articolo andremo a spiegare come si formano le macchie sulla pelle e quali sono le cause principali della loro manifestazione.


Le macchie bianche sulla pelle sono un evidente sintomo di ipopigmentazione locale, condizione in cui i melanociti non sono in grado di produrre adeguate quantità di melanina, il pigmento responsabile della colorazione delle pelle.

In questo articolo si approfondiranno due situazioni che vedono come protagoniste le macchie bianche cutanee: la vitiligine, dermatosi più nota e diffusa, e la Pityriasi Versicolor, disturbo cutaneo di natura fungina, meno conosciuto.

Macchie bianche e vitiligine

Le macchie bianche rappresentano i segnali tipici della vitiligine (chiamata anche leucoderma): è un disturbo della cute, generalmente ereditario, che si manifesta soprattutto nei giovani prima dei vent'anni di età. Non è una malattia contagiosa: il danno è solamente di natura estetica, anche se la pelle interessata dal fenomeno potrebbe essere maggiormente sensibile alla luce.

Macchie bianche sulla pelle
Le macchie bianche sono conseguenza di un'alterazione del colore della pelle (ipopigmentazione locale), causata dalla mancata produzione di melanina (pigmento che definisce la colorazione della cute) da parte dei melanociti, i quali pur restando in vita smettono di sintetizzare melanina.

Le macchie bianche possono essere diffuse in tutto il corpo; preferenzialmente, la vitiligine si manifesta nelle unghie e nelle zone del corpo in prossimità di aperture (occhi, ano, genitali), ma può presentarsi anche sulle mani, sul viso e sul collo.Come si è accennato, le macchie bianche non possono essere protette dall'abbronzatura; infatti, per la scarsità di melanina prodotta, queste zone sono maggiormente soggette a scottature solari ed eritemi. Il trattamento della vitiligine, comunque, prevede proprio la somministrazione ambulatoriale di raggi ultravioletti a lunghezze d'onda specifiche, talvolta associati all'applicazione di sostanze fotosensibilizzanti; tale pratica, di competenza medica, ha proprio lo scopo di riattivare la funzione melanocitaria.

Nella vitiligine, le macchie si presentano di colore bianco, asimmetriche, con contorni leggermente più scuri e delineati. Per quanto riguarda l'eziologia, quindi la ricerca delle cause scatenanti, si può affermare che non ci sono dei fattori precisi: l'origine della vitiligine è, perciò, dubbia, nonostante si registri tendenzialmente una predisposizione genetica. Anche lo stress e la diminuzione delle difese immunitarie potrebbero influire sul potenziamento della vitiligine; similmente, le disfunzioni a carico della tiroide possono provocare macchie bianche sparse sula cute. Per contro, la vitiligine può essere un campanello d'allarme per altri disturbi, di maggiore entità, che comportano disfunzioni ed iperattività del sistema immunitario, quali diabete di tipo I e morbo di Addison; non a caso, è spesso associata ad alopecia areata.

Più che un problema fisico, la vitiligine è considerata un disturbo psicologico: i soggetti affetti da questa dermatosi potrebbero sentirsi in qualche modo rifiutati dagli altri ritenuti “normali”, a causa del problema antiestetico.

Macchie bianche e Pityriasi Versicolor

Le macchie bianche sparse sulla pelle possono nascondere problemi più seri di una "semplice" vitiligine: talvolta, queste chiazze biancastre possono essere causa di un'infezione cutanea generata da funghi, la Pityriasi Versicolor.

Tra i microorganismi di natura fungina che albergano sulla cute spicca il Pityrosporum Orbicolare: è un saprofita, cioè un microorganismo normalmente presente nella pelle; più in particolare, vive in prossimità del follicolo pilifero e si nutre del secreto delle ghiandole sebacee. In condizioni normali non crea danno.

Nel momento in cui intervengono fattori quali ipersecrezione sebacea, sudorazione intensa, predisposizione genetica e diminuzione delle difese immunitarie (conseguenza di cure farmacologiche, per esempio), il microorganismo si sviluppa nella forma patogena Pityrosporum Ovale: essendo più aggressivo, infetta la pelle rendendola maculata con chiazze di vario colore, che progrediscono da una tonalità bianca fino al rosso. Per questo motivo, l'infezione cutanea prende il nome di Pityriasi Versicolor, caratterizzata da macchie tondeggianti il cui diametro può sfiorare anche i due centimetri. 

Le macchie possono essere sparse nel tronco, nella schiena e nel collo: in un primo momento le chiazze sono bianche perché il microorganismo blocca la produzione di melanina laddove si scatena l'infezione.

Il disturbo non è contagioso e non comporta conseguenze gravi per la salute, ma può creare problemi psicologici nel soggetto (come la vitiligine), che può avere la percezione, seppur infondata, di essere “malato”: le macchie bianche possono persistere anche dopo aver debellato l'infezione e ciò rende la pelle decisamente antiestetica.

Non sempre questa infezione viene riconosciuta: il dermatologo deve individuarla e consigliare al paziente una cura con farmaci antimicotici.

lunedì 18 gennaio 2016

GLI ANTIOSSIDANTI



Gli antiossidanti

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Ossigenare il nostro organismo è fondamentale. Del resto senza ossigeno non potremmo vivere. 

Ma sappiamo come il nostro corpo reagisce all'ossigeno? 
Siamo sicuri che l'ossigeno fa sempre e comunque bene?

Proviamo a capirlo attraverso questo articolo.................

Per vivere le cellule necessitano di ossigeno. Se da un lato questa molecola è essenziale per la sopravvivenza delle cellule stesse, dall'altro, in particolari circostanze, può diventare nociva e dar vita ai radicali liberi. 

I RADICALI LIBERI 

I radicali liberi sono molecole o ioni che contengono uno o più elettroni spaiati e che sono capaci di esistenza autonoma. 

I radicali liberi vengono prodotti nella maggior parte delle cellule dell'organismo (mitocondri) come sottoprodotto di alcune reazioni metaboliche. 

I radicali liberi sono considerati responsabili di gran parte delle malattie degenerative, dell'invecchiamento e, forse, anche del cancro (mutazioni). 

Molti fattori possono scatenare la generazione di radicali liberi: 
  1. FATTORI AMBIENTALI: inquinamento, fumo attivo e passivo, raggi ultravioletti, stress psicofisico prolungato, alcol.
  2. FATTORI LEGATI AL SOGGETTO: trasporto di elettroni nel mitocondrio, metabolismo degli acidi grassi, le reazioni del citocromo p450, i sistemi ricondizionanti delle cellule fagocitarie
Tra i radicali liberi più importanti che si trovano nelle cellule aerobie, come quelle umane, vi sono i superossidi (O2- ), il perossido di idrogeno noto anche come acqua ossigenata (H2O2 ) e l'ossigeno singoletto. 

Tutte le strutture cellulari possono essere danneggiate dall'interazione con specie ossidanti: 
  1. FOSFOLIPIDI: alterazione della fluidità di membrana 
  2. ACIDI NUCLEICI: comparsa di punti di rottura nella doppia elica del DNA con aumentato rischio di mutazioni 
  3. PROTEINE: alterazioni metaboliche (enzimi) e strutturali 
  4. ANTIOSSIDANTI ENDOGENI
L'organismo ha sviluppato numerosi meccanismi per proteggersi dagli effetti dannosi dei radicali liberi; esistono per esempio alcuni enzimi in grado di decomporre e sequestrare gli agenti ossidanti. 

Tra questi antiossidanti endogeni ricordiamo la superossido dismutasi, la catalasi e l'antiossidante più efficace, il glutatione (la cui integrazione avviene tramite uno degli amminoacidi precursori, l'N-acetil cisteina). 

Il glutatione incorpora il selenio, un antiossidante esogeno che sembra diminuire il rischio di cancro. 

La cellula ha a disposizione anche ulteriori meccanismi di difesa nel caso la funzione degli antiossidanti endogeni non risulti sufficiente. 

Negli ultimi anni si è fatto un gran parlare del potere antiossidante della melatonina che secondo alcuni studi supera di cinque volte l'attività "scavenger" (scova rifiuti) del glutatione. 

ANTIOSSIDANTI ESOGENI

Alcune sostanze presenti negli alimenti ed in alcuni integratori alimentari sono in grado di intervenire favorevolmente nei processi di detossificazione, attivando sistemi biologici di riparo. Questi antiossidanti naturali sono le vitamine A, C, E, il selenio, i carotenoidi, il licopene, il coenzima Q-10 e l'acido lipoico. 

ANTIOSSIDANTI E SPORT 

Durante l'esercizio fisico di tipo aerobico il consumo di ossigeno dell'organismo può aumentare fino a 20 volte e nel muscolo scheletrico fino a 100 volte. Se da un lato tale meccanismo permette di aumentare la quantità di energia prodotta, dall'altro incrementa pericolosamente anche la produzione di agenti ossidanti. 

In generale, lo stress ossidativo del muscolo è incrementato dall'esercizio fisico acuto e diminuito dall'allenamento. 

L'attività sportiva migliora inoltre i meccanismi di smaltimento potenziando l'attività degli antiossindanti endogeni. Tale caratteristica spiega come mai l'esercizio fisico faccia apparire più belle e giovani le persone che lo praticano con regolarità. 
Radicali liberi e Difese Antiossidanti 

Gli antiossidanti sono sostanze in grado di neutralizzare i radicali liberi e proteggere l'organismo dalla loro azione negativa. Le proprietà anti cancerogene di molti alimenti sono legate proprio al loro prezioso contenuto in antiossidanti. 

Nel corso dei numerosi processi metabolici una piccola quantità di ossigeno dà origine a molecole chimicamente molto reattive a causa della presenza nell'orbitale più esterno di uno o più elettroni spaiati. Tali molecole, chiamate radicali liberi, sono in grado di danneggiare le strutture cellulari come la membrana plasmatica ed il DNA. L'azione negativa dei radicali liberi si ripercuote sulla salute dell'intero organismo  accelerando i processi di invecchiamento cellulare deprimendo il sistema immunitario favorendo l'insorgenza di numerose malattie e forme tumorali. 

Il nostro organismo riesce a tenere sotto controllo l'attività dei radicali liberi attraverso speciali sostanze antiossidanti endogene (sintetizzate autonomamente) ed esogene (presenti negli alimenti). 

Nella prima categoria rientrano enzimi come la superossidodismutasi, la catalasi e il glutatione ridotto.
Tra le sostanze non enzimatiche con proprietà antiossidanti ricordiamo invece la Vitamina E, la Vitamina C, i carotenoidi, i polifenoli e le antocianine. 

Se da un lato molti alimenti esercitano un'azione protettiva nei confronti dei radicali liberi, dall'altro abitudini alimentari scorrette possono aumentarne l'attività (dieta troppo ricca di grassi animali, consumo eccessivo di oli vegetali e pesce grasso, eccesso di ferro, intolleranze alimentari). Gli alimenti più pericolosi in assoluto sono quelli ricchi di lipidi ed in particolare di acidi grassi polinsaturi (pesci, oli vegetali, frutta secca). La natura ha tuttavia saputo associare a tali nutrienti elevate quantità di vitamina E in modo da neutralizzare, almeno in parte, la formazione di radicali liberi. Proprio per questo motivo agli integratori alimentari a base di acidi grassi polinsaturi viene addizionata artificialmente una certa quantità di vitamina E (consigliamo comunque di verificarne la presenza prima dell'acquisto). 

Anche l'esposizione ad inquinanti atmosferici, a radiazioni ionizzanti o ultraviolette, l'abuso di farmaci, il fumo e l'attività fisica intensa sono in grado di aumentare pericolosamente la sintesi di radicali liberi

Osservando da vicino la pelle di una persona che si espone frequentemente al sole senza protezione, possiamo renderci conto dell'effetto dannoso di questi "prodotti di rifiuto". Facendo la stessa cosa con uno sportivo rimarremmo probabilmente colpiti dal suo aspetto giovanile. Se da un lato l'attività fisica aumenta la sintesi di radicali liberi (come avviene in caso di esposizione prolungata ai raggi solari), dall'altro l'allenamento rende i sistemi antiossidanti di origine enzimatica molto più efficaci. 

Ancora una volta il binomio tra alimentazione corretta ed attività fisica si conferma l'arma migliore per combattere l'invecchiamento e le malattie legate al benessere. 

Antiossidanti negli alimenti 

Molti cibi, soprattutto quelli di origine vegetale, contengono centinaia di sostanze con attività antiossidante più o meno marcata. Tra le più conosciute spiccano i polifenoli ed alcune vitamine (A, C ed E). Per cercare di quantificare il potere antiossidante degli alimenti il dipartimento dell'agricoltura americano ha elaborato una scala ORAC, basata sulla capacità di assorbimento del radicale ossigeno. 

Cinque porzioni al giorno di frutta e verdura apportano grossomodo 5000 unità ORAC, un quantitativo più che sufficiente per proteggersi dai radicali liberi. 

Gli alimenti più ricchi di antiossidanti secondo la scala ORAC sono: 

Succo di uva nera 1 bicchiere = 5216 unità     Mirtilli 1 tazza = 3480 unità

Cavolo verde cotto 1 tazza = 2048 unità        Spinaci cotti 1 tazza = 2042 unità

Barbabietola cotta 1 tazza = 1782 unità         More 1 tazza = 1466 unità

Prugne nere 3 = 1454 unità                            Cavoli di Bruxelles cotti 1 tazza = 1384 unità

Succo di pompelmo 1 bicchiere = 1274 unità  Pompelmo rosa 1 = 1188 unità

Fragole una tazza = 1170 unità                      Succo di arancia 1 bicchiere = 1142 unità

Arancia 1 = 983 unità                                     Susina 1 = 626 unità

Patata arrosto 1 = 575 unità                           Avocado 1 = 571 unità

Uva nera un grappolino = 569 unità                Peperone 1 = 529 unità

Kiwi 1 = 458 unità                                          Patata americana 1 = 433 unità

Fagiolini cotti una tazza = 404 unità               Cavolfiore cotto una tazza = 400 unità

Uvetta nera 1 cucchiaio = 396 unità                Cipolla 1 = 360 unità

Uva bianca 1 grappolo = 357 unità                   Melanzana 1 = 326 unità

Mela 1 = 301 unità                                          Pesca 1 = 248 unità

Banana 1 = 223 unità                                      Pera 1 = 222 unità

Melone tre fette = 197 unità                           Spinaci crudi 1 piatto = 182 unità

Albicocche 3 = 172 unità                                 Pomodori 1 = 116unità

Cetrioli 1 = 36 unità 

E' interessante notare come la lista del potere antiossidante dei vari alimenti secondo la scala ORAC, aggiornata al 2010, sia stata tolta dal sito dell'USDA; in una nota, il dipartimento motiva tale scelta con 1) la scarsità di dati clinici a supporto dell'effettiva trasferibilità in vivo dei test antiossidanti svolti in vitro; 2) l'assenza di prove sufficienti per ritenere che gli effetti benefici di alimenti ricchi di polifenoli possano essere attribuiti alle loro proprietà antiossidanti . Oggi sappiamo che le molecole antiossidanti di origine alimentare hanno una vasta gamma di funzioni, molte delle quali sono estranee alla capacità di assorbire i radicali liberi. 

I nutrienti antiossidanti si possono assumere con diversi cibi naturali senza bisogno di integratori. In particolari situazioni (dieta scorretta, attività fisica intensa) può comunque essere utile una integrazione esterna. Tuttavia non è ancora chiaro se l'azione protettiva derivi dalle singole sostanze antiossidanti o dal modo in cui la natura ha saputo combinarle nei vari alimenti. Quel che sembra ormai certo è che: 
  1. il 25% dei casi di cancro al colon-retto,
  2. il 15% di cancro alla mammella,
  3. il 10% di cancro alla prostata, pancreas ed endometrio, potrebbe essere evitato aderendo alle indicazioni della dieta mediterranea [ Trichopoulou et al, 2000]. 
Per fare il pieno di antiossidanti gli esperti consigliano di mangiare ogni giorno almeno cinque porzioni di frutta e verdura. Per combattere la produzione di radicali liberi è bene limitare l'apporto calorico complessivo ed il consumo di grassi, sale, fritture, salumi e carni cotte alla griglia. 

mercoledì 9 dicembre 2015

VITAMINA E

Gli antiossidanti: La vitamina E

Perchè è così importante assumere giuste quantità di VITAMINE?
Le VITAMINE sono delle sostanze indispensabili per il nostro organismo. Consentono al nostro corpo di svilupparsi nel modo corretto. 

Anche nella cosmesi sono sempre più utilizzate, proprio grazie alle caratteristiche che le caratterizzano e che le rendono uniche.


Le proprietà sono molteplici e incredibili. Vogliamo una forma invidiabile e una buona salute? Bene, le VITAMINE FANNO AL CASO NOSTRO!!!!!!



La vitamina E o Tocoferolo è una vitamina liposolubile, cioè solubile in grassi e oli. La vitamina E è formata da un gruppo di composti chiamati tocoferoli e tocotrienoli.

Il nome tocoferolo deriva dal greco tocos, che significa nascita e pherein che significa portare avanti. Questo nome le è stato attribuito per evidenziare il suo ruolo essenziale nella riproduzione.

Il ruolo primario della vitamina E è quello di proteggere i tessuti dell'organismo dalle reazioni dannose (periossidazione) e dai radicali liberi.

La vitamina E:

protegge le membrane cellulari impedendo la perossidazione dei fosfolipidi di membrana 
protegge la vitamina A dall'ossidazione

previene le patologie cardiovascolari
protegge le lipoproteine dall'ossidazione.

La vitamina E contribuisce a proteggere nei confronti dei danni causati dal fumo e dall'inquinamento.

Gli oli vegetali (arachidi, soia, mais, palma, girasole ecc.) e il germe di grano rappresentano le principali fonti di vitamina E.

Il tocoferolo è presente anche nelle noci, nei semi, nei cereali a grano intero e nelle verdure a foglia verde.

Spesso la vitamina E viene associata ad integratori di acidi grassi polinsaturi ( tra cui gli Ω3 e gli Ω 6), in quanto, un eccesso di questi ultimi ne favorisce l'ossidazione e aumenta la proliferazione dei radicali liberi.

DOSAGGIO: Il fabbisogno giornaliero di vitamina E per gli adulti è di 8-10 mg/die.

<p style="display: none;"><cite><a href="http://www.my-personaltrainer.it/vitamina_E.htm">Vitamina E</a></cite> da http://www.my-personaltrainer.it/vitamina_E.htm</p>

martedì 10 novembre 2015

VITAMINE IDROSOLUBILI


Vitamine Idrosolubili

Perchè è così importante assumere giuste quantità di VITAMINE?
Le VITAMINE sono delle sostanze indispensabili per il nostro organismo. Consentono al nostro corpo di svilupparsi nel modo corretto. 

Anche nella cosmesi sono sempre più utilizzate, proprio grazie alle caratteristiche che le caratterizzano e che le rendono uniche.

Le proprietà sono molteplici e incredibili. Vogliamo una forma invidiabile e una buona salute? Bene, le VITAMINE FANNO AL CASO NOSTRO!!!!!!

Le vitamine o "ammine della vita" sono un insieme eterogeneo di sostanze organiche (ESSENZIALI in piccole quantità) che NON forniscono energia e agiscono con funzioni specifiche per:
  • Lo sviluppo dell'organismo
  • Una corretta BIO regolazione delle attività metaboliche
  • La costituzione degli enzimi e dei coenzimi.




Di solito, il fabbisogno per l'uomo è misurabile in quantità comprese tra microgrammi (µg) e milligrammi (mg) e NON TUTTE sono presenti in TUTTI gli alimenti. A volte se ne trovano "tracce" mentre, in altri casi, solo dei "precursori" (che per essere attivati necessitano la conversione metabolica dell'organismo). 


La carenza pressoché totale di vitamine è detta avitaminosi e quella parziale ipovitaminosi, ma ATTENZIONE! L'eccesso di vitamine può anche determinare ipervitaminosi, ovvero uno stato tossico dovuto a iperdosaggi generalmente di natura farmacologica.

Classificazione delle vitamine per solubilità

Le vitamine si possono riconoscere per nomenclatura o con una lettera dell'alfabeto e vengono classificate in base alle relative caratteristiche chimiche. La differenziazione più comune è quella riferita alla solubilità in acqua o in grassi:
  1. Vitamine liposolubili (solubili in grassi): vitamina A (retinolo e equivalenti), vitamina D (calciferolo e equivalenti), vitamina E (tocoferoli), vitamina K e "vitamina F" (acidi grassi essenziali - AGE).
  2. Vitamine idrosolubili (solubili in acqua): C, B1, B2, B5, B6, PP, B12, Bc, H.
  3. Vitamine Idrosolubili
Le vitamine idrosolubili, come indica il termine, risultano solubili in acqua e, a conti fatti, sono TUTTE le molecole del gruppo B assieme alla vitamina C:
  1. Vitamina C (antiscorbuto): sono idrosolubili del gruppo C l'acido-L-ascorbico e l'acido deidroascorbico. Si trovano nella frutta e nella verdura fresche, come arance, limoni, pompelmi, kiwi, fragole, meloni, pomodori e cavoli. La vitamina C è un potente antiossidante e pertanto rappresenta anche un buon anti-tumorale (soprattutto in chiave preventiva); mantiene integri i vasi sanguigni e costituisce un elemento fondamentale per la sintesi del collagene; l'acido ascorbico regola il metabolismo del calcio (Ca), favorisce l'assorbimento intestinale del ferro (Fe) e determina la conversione dell'acido folico in acido folinico; inibisce la sintesi di nitrosamine (composti cancerogeni) nel tubo digerente e risulta anche protettiva contro le malattie infettive. La vitamina C viene assorbita nell'intestino tenue e depositata nel fegato e nelle ghiandole surrenali; la carenza genera: Scorbuto e scarsa resistenza alle infezioni, mentre l'eccesso determina calcoli renali (in soggetti predisposti alla calcolosi da ossalati), diarrea e dispepsia.
  2. Vitamina B1 (antiberiberica): è una vitamina idrosolubile meglio detta tiamina o aneurina che si trova soprattutto nei cereali integrali (molto meno in quelli raffinati), nel germe di grano, nei legumi, nel fegato, nei molluschi e nei funghi. E' un coenzima del metabolismo dei glucidi, influenza la trasmissione dell'impulso nervoso e interviene nel metabolismo dell'alcol etilico. La vitamina B1 viene assorbita nell'intestino e depositata nel fegato; la carenza provoca Beri-Beri, nevriti e polinevriti mentre l'eccesso farmacologico induce shock. Sono antivitamine della B1: ossitiamina, juritiamine e tiaminasi.
  3. Vitamina B2 (antidermatitica): è una vitamina idrosolubile anche definita riboflavina e negli alimenti si trova: nel fegato, nelle uova, nel latte, nel pesce, nei cereali integrali e nei funghi. La vitamina B2 è un costituente dei coenzimi FAD e FMN implicati nelle reazioni di ossidoriduzione ma partecipa anche al mantenimento della mucosa. Viene assorbita nell'intestino tenue e immagazzinata a livello epatico; la carenza si manifesta con lesioni della pelle attorno al naso e nei bordi delle labbra e con sensibilità oculare alla luce, mentre l'eccesso (se esistente) non è ancora documentato.
  4. Vitamina B3 o PP (antipellagrosa): sono vitamine idrosolubili del gruppo PP l'acido nicotinico e la nicotinamide. Le fonti alimentari sono: fegato, pollame, carne, tonno, legumi e latte (ha anche un precursore di sintesi, l'amminoacido essenziale triptofano). Interviene nel metabolismo di lipidi, glucidi e protidi, e partecipa alla formazione dei coenzimi NAD e NADP. La vitamina PP viene assorbita a livello intestinale e la carenza determina Pellagra (dermatite fotosensibile, diarrea e demenza) mentre l'eccesso provoca cefalea, rossore, prurito, lesioni al fegato e all'intestino, e allergie.
  5. Vitamina B5 (dell'accrescimento): anche detta acido pantotenico, la B5 è una vitamina idrosolubile contenuta nel fegato, nella carne, nei cereali integrali, nelle uova, nei vegetali e nelle noci. Si tratta di un altro coenzima (CoA) importante nel metabolismo di lipidi, glucidi e protidi, oltre che nella sintesi del colesterolo e degli ormoni steroidei. La vit. B5 è assorbita nell'intestino tenue e, nei tessuti, si trova sotto forma di CoA; la carenza è inverosimile grazie alla sua larga diffusione negli alimenti, così come non se ne conoscono i sintomi e i segni da eccesso. L'antivitamina della vitamina B5 è un farmaco antimalarico.
  6. Vitamina B6 (antidermatitica): sono vitamine idrosolubili del gruppo B6 la piridossina, il piridossale e la piridossamina. Le maggiori fonti alimentari sono: cereali integrali, fegato, spinaci, piselli e banane; è costituente di coenzimi che partecipano al metabolismo degli amminoacidi. Viene assorbita nell'intestino tenue e si deposita nel fegato e nel cervello; la carenza, seppur rara, determina lesioni della pelle, convulsioni, vertigini e calcoli renali, mentre l'eccesso (se possibile) non è ancora conosciuto.
  7. Vitamina B8 o vitamina H (antidermatitica): sono vitamine idrosolubili del gruppo H la biotina e l'α-biotina; è contenuta nel tuorlo d'uovo, nel fegato, nel rene, nei vegetali verdi e nella carne ma è anche sintetizzata dalla flora batterica intestinale. Costituisce un coenzima per la sintesi dei grassi, degli amminoacidi e dei glucidi; viene assorbita nell'intestino tenue e la carenza provoca dermatiti, affaticamento, depressione, nausea, vomito, inappetenza e dolori. La carenza non è conosciuta. TERMOLABILE E FOTOSENSIBILE.
  8. Vitamina Bc o acido folico (antianemica): è una vitamina Idrosolubile anche detta acido pteroil-glutammico. E' contenuta nel tuorlo d'uovo, nel fegato, nei reni, nei vegetali verdi, negli asparagi, nel germe di grano e nei legumi. L'acido folico è un coenzima che partecipa alla sintesi degli acidi nucleici, e alla riproduzione dei globuli rossi e bianchi. La Bc è assorbita nell'intestino tenue; la sua carenza determina una forma anemica detta Megaloblastica, oltre ad alterazioni delle mucose, arrossamento della lingua e diarrea. Non si conoscono sintomi da eccesso. I relativi antivitaminici sono i farmaci anticoncezionali e anticonvulsivanti.
  9. Vitamina B12 o cobalamina (antianemica): di questa vitamina idrosolubile ne esistono diversi tipi, tutti immagazzinati nel fegato; si trova in forma attiva esclusivamente negli alimenti di origine animale: carne, uova, pesce, molluschi, fegato, reni e latte. E' un coenzima che possiede diverse funzioni: assieme alla Bc sintetizza gli acidi nucleici, determina la replicazione dei globuli rossi e favorisce il funzionamento del sistema nervoso; la vitamina B12 è assorbita nell'intestino, anche se solo in forma legata ad una mucoproteina secreta nello stomaco, il fattore intrinseco di Castle. La carenza provoca una forma anemica detta anemia Perniciosa, oltre a degenerazione nervosa e disturbi digestivi; la carenza di vitamina B12 è frequente nei vegetariani e soprattutto nei vegani, mente non se ne conoscono i sintomi da eccesso.
Le vitamine idrosolubili, fatta eccezione per la B2, la B6 e parzialmente per la B12, sono TUTTE TERMOLABILI. Inoltre, la C, la B2, la B6 e la B8 presentano una discreta sensibilità alla luce mentre la B1 subisce negativamente l'effetto di alcuni agenti conservanti.
TEMPO DI RISERVASEDI DI DEPOSITO
VITAMINA B14-10 giornimuscolo, fegato, cervello
VITAMINA B22-6 settimanemuscoli scheletrici, fegato
VITAMINA B32-6 settimanefegato
VITAMINA B62-6 settimanemuscolo, fegato, cervello
VITAMINA B9 (acido folico)3-4 mesifegato
VITAMINA B123-5 annifegato
VITAMINA C2-6 settimanecervello, reni, surreni, fegato