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martedì 19 aprile 2016

Hai mai sentito parlare dell'Onda d'urto in estetica?

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Quante volte avrai sentito parlare delle Onde d'urto? Naturalmente in ambito fisio terapico è un trattamento conosciuto ed utilizzato. Ma sai realmente di cosa si tratta?

Bene, allora scopriamolo insieme.............

Le onde d’urto


Da un punto di vista fisico sono definite come onde acustiche ad alta energia. Sono, impulsi pressori con tempi brevissimi di salita del fronte (10 miliardesimi di secondo) e di durata (dell’ordine di 2 – 5 milionesimi di secondo) che generano una forza meccanica diretta con l’obiettivo principale di trasferire energia sui tessuti corporei, per stimolarne i processi riparativi.

Cosa sono le onde d’urto

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Le onde d’urto sono onde acustiche che accompagnano la nostra vita quotidiana senza essere notate. Il rumore provocato dai tuoni o la deflagrazione causata da un’esplosione sono esempi in cui le onde d’urto giocano un ruolo importante. Grazie alle onde d’urto, l’energia può essere trasmessa a lunghe distanze. Un aeroplano, che infrange la barriera del suono, genera un rumore molto forte, che può arrivare a far tintinnare i bicchieri di una credenza. L’onda d’urto ha quindi trasmesso energia dall’aeroplano sino ai bicchieri.

Le onde d’urto utilizzate in terapia sono delle particolari onde acustiche con caratteristiche precisate a livello internazionale (D.I.G.E.S.T).

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Da un punto di vista fisico sono definite come onde acustiche ad alta energia. Sono impulsi pressori con un fronte di salita rapidissimo (circa 10 miliardesimi di secondo), brevissimi di salita e discesa dello spike (tra 2 e 5 milionesimi di secondo) e tempi complessivi di durata del ciclo d’onda inferiori a 10 millesimi di secondo. Questi impulsi generano una forza meccanica diretta che può essere indirizzata sulle parti del corpo da trattare. L’onda d’urto non va confusa con l’onda ultrasonora che viene frequentemente utilizzata sia a scopo diagnostico (nell’ecografia), sia a scopo terapeutico (in terapia fisica negli ultrasuoni). A differenza dell’onda ultrasonora, che ha un andamento sinusoidale, l’onda d’urto, come detto, ha un andamento ad impulso e valori di pressione generati molto più elevati, mediamente 1000 volte superiori (circa 500 bar contro 0,5 bar).

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ONDE D’URTO PER RIMODELLARE IL CORPO


L’interesse sollevato dall’articolo sulla criolipolisi ha generato un po’ di curiosità su altri trattamenti estetici, oggi di moda .

Si parla recentemente di una nuova tecnologia in grado di “eliminare la cellulite“.

LE ONDE D’URTO, o meno familiarmente: SHOCK WAVE.


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Onda urto, cosa è?


Si tratta di una tecnologia sviluppata oltre 40 anni fa per ridurre i calcoli renali.
In sostanza il litotritore, con impulsi acustici focalizzati, riesce a rompere e disgregare i calcoli renali. Con processi analoghi si può intervenire anche su altre calcificazioni, al punto che questa tecnologia ha molti impieghi anche per risolvere problematiche articolari.

Funziona?

Certamente ! Funziona ed è una tecnologia che ha dato notevoli benefici terapeutici ma non solo, la ricerca ha evidenziato una capacità di eliminare gli inestetismi derivanti dall’accumulo adiposo localizzato. Si è notato che i soggetti trattati con questa tecnica, subivano come effetto collaterale, quello della diminuzione del pannicolo adiposo e della cellulite. Partendo da questa base, la ricerca e i test effettuati, hanno portato a sviluppare delle tecniche specifiche nel settore dei trattamenti di dimagrimento non invasivi di notevole efficacia.

In sostanza il litotritore, con impulsi acustici focalizzati, riesce a rompere e disgregare i calcoli renali. Con processi analoghi si può intervenire anche su altre calcificazioni, al punto che questa tecnologia ha molti impieghi anche per risolvere problematiche articolari.

Funziona ?

Certamente ! Funziona ed è una tecnologia che ha dato notevoli benefici terapeutici.


COSA RACCONTANO DELL'ONDA D'URTO ANTICELLULITE



Storicamente il trattamento estetico con le onde d'urto è figlio del successo commerciale della cavitazione estetica di una decina di anni fa.

A differenza però dalla cavitazione, la rottura della membrana che avvolge l’adipocita e la conseguente fuori uscita delle scorie metaboliche non avviene ( per idrolipoclasia si rompono gli adipociti e i trigliceridi vengono smaltiti con le urine ) risultando pertanto meno invasiva per l’organismo, ugualmente efficace e più sicura.

L'effetto dell'onda d'urto, per come la raccontano i fornitori più credibili, dovrebbe essere quello di "destrutturare" le fibre e le fibrosi che sottendono le introflessioni cavernose ( i buchetti a trapunta ) della cellulite.

Quindi il tessuto target è sostanzialmente costituito da collagene,che essendo essenzialmente "rigido" potrebbe effettivamente risentire di un'onda d'urto.
La tecnologia utilizzata per fini estetici non è quella delle onde d'urto focalizzate, ma quella "balistica" che non produce vere onde d'urto, ma onde di pressione defocalizzate.

Il che in fondo è un bene visto che gli effetti di frammentazione e disgregazione di una vera onda d'urto, sarebbero problematici da amministrare in termini di rapporto rischio-beneficio.

Si tratta di generare onde di pressione radiali, quindi non focalizzate, sparando un palla metallica  su un diaframma rigido a contatto con la pelle.

Il diaframma dove impatta la palla trasmette alla pelle parte della pressione per deformazione e per oscillazioni ad alta frequenza  Il colpo di maglio trasmette a diaframma metallico un'onda di pressione che nelle apparecchiature di buona qualità arriva anche a 20MPa.

Di questa pressione, solo una parte viene trasmessa al corpo . L'energia che arriva ai tessuti corporei cala poi sensibilmente con la distanza dalla sorgente al punto che pochi centimetri( 2 o 3 ) sotto l'epidermide non è rilevabile alcun effetto.

I tempi di salita e trasmissione dell'impulso di pressione ottenuto con questa tecnologia, sono molto più lunghi di quelli che lo classificherebbero come onda d'urto o shock wave.

Ma Funziona ?

Vediamo la tecnologia attraverso la lente della "meccanica razionale"...

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Se immaginiamo un martelletto , massa 200 gr. che impatta una piastrina metallica posizionata sulla pelle di 5cm2 alla velocità di 5 m/s, con un urto di 1/500 s. senza deformazioni e rimbalzi, trasferiamo alla piastrina un energia di 0,5 J/mm2 e una pressione di 10 MPa , valori pari o superiori a quelli effettivi delle migliori apparecchiature sul mercato.

A questo punto se valutiamo gli effetti biologici dell'onda di pressione non focalizzata che si genera, per prima cosa si deve considerare che l'energia acustica si attenua molto rapidamente con il quadrato della distanza e che solo nel primo centimetro sottocute possiamo immaginare un effetto meccanico ed effetti biochimici rilevabili.

Ingenuamente alcune apparecchiature sul mercato vantano una massa balistica maggiore ( in sostanza la palla che viene sparata all'interno del manipolo è più pesante ) quando l'energia acustica trasferita ai tessuti dipende molto di più dalla velocità che dalla massa del proiettile.

Ancor più ingenuamente alcune apparecchiature vantano un'onda di pressione molto forte e una manipolo "poco rumoroso".

Per concludere, possiamo affermare che l’onda d’urto, o per meglio dire onda pressoria de focalizzata è in grado di fornire dei risultati soddisfacenti in ambito estetico. I risultati ottenuti ad oggi ci consentono di affermare che la riduzione del pannicolo adiposo e della cellulite è reale. 

lunedì 18 aprile 2016

IL COLESTEROLO


Il colesterolo



La bellezza, l'apparire, il sentirsi parte integrante di un gruppo, tutti i giorni veniamo bombardati da immagini che ci mostrano come dovremmo essere e perchè dovremmo diventare così. 

Ma il grasso è veramente nostro nemico? Proviamo ad approfondire l'argomento per scoprirlo!!!


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Il colesterolo è un composto organico appartenente alla famiglia dei lipidi steroidei. Nel nostro organismo svolge diverse funzioni biologiche, importanti ed  ESSENZIALI:
  1. è un componente delle membrane cellulari, di cui regola fluidità e permeabilità;
  2. è il precursore della vitamina D, dei sali biliari e degli ormoni steroidei, sia maschili che femminili (testosterone, progesterone, estradiolo, cortisolo etc.).
colesterolo buono

Nonostante questo ruolo biologico di primo piano, quando il colesterolo circola nel sangue in concentrazioni superiori alla norma si trasforma in un acerrimo nemico della nostra salute.
Come tutti gli avversari più tenaci, il colesterolo alto può essere sconfitto soltanto conoscendolo a fondo ed utilizzando tali informazioni per elaborare adeguate strategie difensive e di contrattacco. Per aiutarvi in questa "missione" abbiamo raggruppato nella tabella sottostante tutti i collegamenti agli articoli del sito dedicati al tema "colesterolo".



CONOSCERE IL COLESTEROLO


CAPIRE LE ANALISI DEL SANGUE



COLESTEROLO E SALUTE


ALIMENTAZIONE, DIETA E COLESTEROLO



ABBASSARE IL COLESTEROLO ALTO


FARMACI CONTRO IL COLESTEROLO ALTO


INTEGRATORI PER ABBASSARE IL COLESTEROLO


QUIZ SUL COLESTEROLO - VERIFICA LE TUE CONOSCENZE


IMPARA A CUCINARE SENZA COLESTEROLO


Il colesterolo deriva sia dall'alimentazione che dalla sintesi endogena.
Gli alimenti ad alto contenuto di colesterolo sono quelli di origine animale, generalmente ricchi di grassi saturi come uova, burro, carni, salumi, formaggi ed alcuni crostacei.
Circa l'80-90%  del colesterolo totale viene prodotto autonomamente dal nostro organismo, soprattutto dal fegato ma anche dal surrene e dalle ghiandole sessuali. Ciò spiega come mai in alcuni soggetti, nonostante un alimentazione equilibrata e un regolare programma di attività fisica, i livelli di colesterolo permangano elevati. Quando la produzione endogena è fisiologicamente elevata, come in questi casi, si parla di ipercolesterolemia familiare.
Qualunque sia la sua origine l'ipercolesterolemia è caratterizzata da una concentrazione di colesterolo nel sangue (colesterolemia) superiore al valore normale.

VALORI DI COLESTEROLO NEL SANGUE

<200 mg/dlColesterolemia normale
200-249 mg/dlIpercolesterolemia lieve
250-299 mg/dl Ipercolesterolemia moderata
>299 mg/dl Ipercolesterolemia grave

Essendo il colesterolo un lipide, è scarsamente solubile in acqua e per essere trasportato nel torrente circolatorio necessita, pertanto, di  legarsi a specifiche lipoproteine. Il colesterolo si lega sopratutto alle lipoproteine a bassa densità o LDL (il cosiddetto colesterolo cattivo). Si calcola infatti che circa il 60-80% del colesterolo totale sia legato alle LDL.
Il colesterolo in eccesso legato a tali lipoproteine tende ad accumularsi sull'endotelio delle arterie, formando aggregati sempre più densi fino a generare delle vere e proprie placche, dette ateromi.
Queste placche fanno perdere la naturale elasticità delle arterie e possono causare gravi danni soprattutto al cuore (infarto) o al cervello (ictus) .

Il colesterolo buono è invece rappresentato dalle HDL (lipoproteine ad alta densità) che ripuliscono le arterie catturando il colesterolo in eccesso e trasferendolo ai tessuti (soprattutto al fegato), dove viene smaltito.
Più è alto il livello di HDL nel sangue e minore sarà il rischio di sviluppare l'aterosclerosi e tutte le altre conseguenze negative dell'ipercolesterolemia.
In virtù di questa loro caratteristica, negli ultimi anni il ruolo delle HDL è stato rivalutato in maniera importante, tanto che oggi si ritiene più significativo il rapporto tra HDL e LDL, rispetto al valore del colesterolo totale.
In genere il colesterolo "buono" (HDL) non dovrebbe essere inferiore al 30% del colesterolo totale (LDL + HDL). Un altro parametro, detto indice di rischio cardiovascolare, mette in relazione il colesterolo totale con le HDL. Se tale rapporto è superiore a 5 nell'uomo e a 4,5 nella donna, il paziente è considerato a rischio.

Colesterolo ed Aterosclerosi

Nella parte introduttiva abbiamo visto come un eccesso di colesterolo aumenti la probabilità di insorgenza dell'aterosclerosi. Quello che occorre sottolineare a questo punto è che il surplus di colesterolo non è il solo ed unico fattore di rischio per tale malattia. L'ipertensione, il diabete, l'obesità, il fumo, l'alcol, la vita sedentaria e lo stress, possono infatti concorrere all'aggravamento o alla comparsa dell'arteriosclerosi.

Il 10% di incremento dei livelli ematici di colesterolo LDL produce:Il 10% di riduzione dei livelli ematici dicolesterolo totale produce:
un aumento pari al 20% del rischio cardiovascolare. Tale rischio viene aumentato dalla contemporanea presenza di altri fattori, come bassi livelli plasmatici di HDL, l'abitudine al fumo, l'ipertensione ed il diabete.
15% di riduzione della mortalità cardiovascolare
(p < 0,001);
11% di riduzione della mortalità totale
(p < 0,001).
Valori di Colesterolo LDL linee guida

RISCHIOLDL Ideale (mg/dl)Valore limite per imporre modificazioni dello stile di vitaValori limite per imporre l'utilizzo di farmaci
Coronaropatia e/o Equivalenti (rischio 10aa > 20%)≤ 100≥ 100≥ 130
Due o più fattori di rischio (rischio 10aa ≤ 20%)≤ 130≥ 130
≥ 130 (10-20%)
≥ 160 (<10%)
0-1 fattori di rischio  ≤ 160≥ 160≥ 190
Obbiettivi dei livelli di colesterolo LDL e valori limite per modificazioni dello stile di vita e terapia farmacologica in differenti categorie di rischio (ATP III Jama 2001)
Colesterolo e Strategie di prevenzione - Dieta ed Integratori

Dieta: seguendo un regime alimentare equilibrato, ipocalorico ma non troppo restrittivo, è possibile diminuire la colesterolemia totale ed innalzare la frazione HDL:
l'insulina rappresenta un forte stimolo per la produzione endogena di colesterolo (Vedi: Glicemia e dimagrimento); vanno pertanto evitati gli alimenti ad alto indice glicemico, moderati quelli a medio indice ma ad elevato contenuto glucidico (pane, pasta e cereali in genere) ed i pasti composti solamente da carboidrati (Vedi: L'indice glicemico )
colesterolo HDL LDL
I grassi saturi aumentano il colesterolo totale ma lasciano invariato il rapporto con quello buono, mentre gli acidi grassi idrogenati (contenuti in alimenti come margarina,burro di arachidi ecc.), oltre ad innalzare i livelli di colesterolo cattivo, abbassano anche il colesterolo HDL.

Aumentando l'apporto di cibi ricchi di fibre si interferisce con l'assorbimento intestinale di colesterolo e si garantisce all'organismo un apporto completo di antiossidanti, fondamentale per prevenire l'aterosclerosi e molte altre patologie
Preferendo i grassi monoinsaturi e poliinsaturi è possibile aumentare la frazione del colesterolo buono HDL. Questi alimenti sono inoltre ricchi di steroli vegetali, sostanze naturali che aiutano a combattere il colesterolo (Vedi: Gli steroli vegetali) 
Eliminazione di altri fattori di rischio:
La maggior parte di questi fattori di rischio (ipertensione, diabete, obesità e stress) può essere ridotta associando ai consigli alimentari sopra indicati un regolare programma di attività fisica. Ricordiamo inoltre che l'esercizio fisico regolare è in grado di aumentare i livelli di colesterolo buono HDL.
Integrazione alimentare: olio di pesce, olio di merluzzo, olio di lino ed estratti di piante medicinali quali il rosmarino l'aglio, il carciofo ecc. possono contribuire ad aumentare i livelli di colesterolo buono.

Alimenti ed integratori utili per combattere il colesterolo: artiglio del diavolo,carciofo, germe di grano, ginepro, mirtillo, cipolla, gomma di guar, gomma guggul, semi di psillio, lecitina, steroli vegetali, alghe, mela, limone, riso rosso fermentato e soia.


<p style="display: none;"><cite><a href="http://www.my-personaltrainer.it/colesterolo.htm">Colesterolo</a></cite> da http://www.my-personaltrainer.it/colesterolo.htm</p>


<p style="display: none;"><cite><a href="http://www.my-personaltrainer.it/colesterolo.htm">Colesterolo</a></cite> da http://www.my-personaltrainer.it/colesterolo.htm</p>

mercoledì 13 aprile 2016

COLLAGENE ED ELASTINA

Collagene, Elastina e Sostanza fondamentale

Collagene
Il collagene è una proteina strutturale e costituisce il principale elemento fibroso di pelle, tendini,cartilagini, ossa, denti,  membrane, cornee e vasi di tutti i vertebrati. Il collagene è la proteina più rappresentata dell'organismo umano e nei tessuti connettivi. E' responsabile della protezione meccanica dell'organismo da parte della pelle, del benessere e della condizione della cute e, seppure indirettamente, di alcuni altri organi, della prevenzione della disidratazione cutanea, del mantenimento dell'elasticità e tonicità dei tessuti e della minimalizzazione delle rughe. L'unità strutturale del collagene è rappresentata dal tropocollagene, formato da tre catene polipeptidiche intrecciate fra loro e resistenti allo stiramento, caratterizzate da un andamento sinistrorso, che si associano a formare una tripla elica destrorsa. Le catene polipetidiche sono formate per un terzo da residui di glicina e per un quarto o più da residui di prolina ed idrossiprolina.  La prolina è un amminoacido ciclico in cui il gruppo R si lega all'azoto α-amminico conferendo una certa rigidità che impedisce la formazione di una struttura secondaria ad α-elica, caratteristica di un gran numero di proteine. La biosintesi del collagene avviene nel fibroblasta, cellula del tessuto connettivo. Quando la tripla elica del tropocollagene è completata, viene espulsa dalla cellula nello spazio extracellulare, ove ha luogo l'assemblaggio del collagene nativo in grosse fibre di collagene insolubile, che provvedono a svolgere la propria funzione di sostegno del tessuto connettivo.

Elastina

L'elastina è una proteina fibrosa, dura e stabile, responsabile delle caratteristiche elastiche di organi e tessuti, costituente il tessuto connettivo. Si trova prevalentemente nei polmoni, nelle pareti delle arterie, nei legamenti, nella pelle e nell'intestino, dov'è fondamentale la deformabilità reversibile sotto azione della forza di tensione. L'elastina, come il collagene, è ricca di prolina e glicina ma, al contrario del collagene, non è glicosilata e contiene poca idrossiprolina e nessuna idrossilisina.  L'elastina è sintetizzata nei fibroblasti in forma di un monomero solubile, chiamato  tropoelastina, proteina con peso molecolare di 70.000 dalton. Le molecole di tropoelastina vengono secrete dalle cellule nello spazio extracellulare e si dispongono in fibre elastiche vicino alla membrana plasmatica, di solito in rientranze della superficie cellulare. Le fibre elastiche sono costituite da un'impalcatura di microfibrille tubulari, così chiamate perché presentano una piccola cavità cilindrica al centro, e da una matrice amorfa che è la parte predominante. Le microfibrille tubulari sono costituite da una glicoproteina, detta fibrillina, e sono inestensibili; la matrice amorfa è costituita invece dall'elastina, responsabile del comportamento elastico che dà il nome a queste fibre: esse si distendono facilmente per l'applicazione di una tensione anche lieve, e al cessare della forza applicata recuperano la forma e le dimensioni originarie. Nel derma le fibre elastiche si intrecciano con le fibre di collagene e questo limita la potenzialità di distensione della cute, evitando lacerazioni. Grazie a questa particolare struttura, le fibre elastiche possono allungarsi e ritornare alla forma iniziale una volta cessata la forza traente. Il turnover dell'elastina è estremamente basso, con un'emi-vita che si avvicina all'età dell'organismo. Il nostro organismo sintetizza l'elastina durante tutto lo sviluppo, fino all'età di 20 anni circa. Nel corso del processo di invecchiamento la pelle perde progressivamente la propria elasticità poiché l'elastina “danneggiata”  o non viene sostituita oppure è sostituita da fibre non funzionali.

Sostanza fondamentale

La sostanza fondamentale rappresenta parte della matrice extracellulare: è caratterizzata dalla combinazione tra acido ialuronico e proteoglicani, costituiti da glicosamminoglicani (lunghe catene non ramificate formate da unità disaccaridiche) legati a catene proteiche. La sostanza fondamentale regola la quantità di acqua presente nella cute ed ha funzione di sostegno, contribuendo al mantenimento del trofismo, dell'idratazione e dell'elasticità. E' quindi responsabile del turgore del derma e della sua resistenza ed elasticità in seguito alla compressione. Si trova sotto forma di gel e costituisce il tramite attraverso cui l'ossigeno e le sostanze nutritive provenienti dalla microcircolo raggiungono le cellule dei vari tessuti e, in senso contrario, attraverso cui l'anidride carbonica e le scorie metaboliche passano dalle cellule alla circolazione.

Perdita di Tono Cutaneo
     
Cause della perdita di Tono Cutaneo

Concettualmente, l'invecchiamento può essere definito come un deterioramento progressivo, tempo-dipendente, dell'abilità dell'organismo di rispondere ai cambiamenti ambientali. Sono stati codificati due tipi di invecchiamento della pelle: intrinseco ed estrinseco.

L'invecchiamento intrinseco dipende dall'avanzare dell'età ed è influenzato dal background genetico (chronoaging). Provoca, a carico della cute, alterazioni di tipo ipotrofico con alterazione di tutte le componenti e delle funzioni dell'apparato tegumentario. In particolare, si modifica la struttura delle proteine fibrose che compongono il derma (collagene ed elastina). 

Le cellule addette alla loro produzione, i fibroblasti, con il trascorrere degli anni, non solo rallentano i propri ritmi e la propria efficenza, ma sviluppano cellule di collagene ed elastina di dimensioni più piccole. Di conseguenza, il derma si assottiglia e l'impalcatura di sostegno su cui poggia la pelle allenta la propria trama, diventa più flessibile e comincia a cedere. A livello dell'epidermide,  si riduce l'attività mitotica delle cellule basali e la funzione barriera diventa meno efficace. Negli strati più superficiali del corneo, invece, si assiste ad un accumulo di cellule morte, che determina ispessimento e irregolarità cromatica dell'epidermide. Le cellule depositate sullo strato corneo, infatti, non solo hanno un ricambio più lento, ma trattengono melanina dando luogo a macchie più o meno evidenti. I lineamenti del viso sono modificati dall'accumulo di grasso sottocutaneo in siti inusuali e dalla perdita di elasticità del derma.

Quando il metabolismo cellulare rallenta, la pelle affronta una rivoluzione profonda, che si manifesta sul viso con la comparsa di rilassamento, perdita di elasticità e rughe profonde. Le prime rughe sono quelle d'espressione, causate delle contrazioni facciali che, diventando ripetute, si imprimono nel derma sottostante che sta contemporaneamente perdendo tono. Con la perdita e l'alterazione di collagene e fibre elastiche, i tessuti iniziano a rilassarsi, la pelle perde il suo sostegno e l'ovale del viso inizia a deformarsi.

I fattori ambientali che portano alla formazione di radicali liberi, quindi i maggiori responsabili dell'invecchiamento cutaneo, sono costituiti principalmente dalle radiazioni solari, dallo smog, dal fumo. Esiste una relazione stretta fra invecchiamento cutaneo e danno ossidativo da radicali liberi, poiché gli acidi grassi poliinsaturi, che sono il principale costituente dello strato corneo, sono particolarmente suscettibili all'attacco da parte di queste molecole (perossidazione lipidica). Inoltre, i radicali liberi provocano la depolimerizzazione dei polisaccaridi, come l'acido ialuronico, che a livello della pelle determina un invecchiamento cellulare precoce. I raggi UVA penetrano nel derma danneggiando le fibre collagene ed elastiche: le nuove fibre che si formano possono mostrare alterazioni che danno vita ad un tessuto opaco, grinzoso e poco compatto. Una delle ipotesi più accreditate sostiene che le radiazioni attiniche, inducenti la formazione di radicali liberi nella pelle, siano normalmente contrastate dalle sue naturali difese antiossidanti; quando però la dose di queste radiazioni è alta, o le difese naturali sono insufficienti, non è più possibile mantenere i livelli delle concentrazioni dei radicali liberi al di sotto delle concentrazioni critiche.

Trattamenti e Cosmetici Rassodanti

La prima regola per contrastare il “rilassamento” cutaneo è la prevenzione. La strategia per minimizzare i segni del tempo è prendersi cura giornalmente della pelle, soprattutto  delle zone più esposte, come viso e mani. I cosmetici formulati con adeguati principi attivi e sostanze emollienti aiutano a mantenere la pelle compatta e luminosa, sia perché aumentano il grado di idratazione cutanea sia perché possono contribuire alla formazione di un reticolo complesso e funzionale, che sorregge intimamente la delicata struttura epidermica.

Lo scopo principale dei trattamenti rassodanti è quello di ridurre la perdita di fibre elastiche, favorire la formazione di nuove fibre di collagene e glucosaminoglicani, e stimolare il rinnovamento cellulare a livello dell'epidermide.

E' possibile ostacolare la perdita di tono e turgore cutaneo attraverso diversi meccanismi:

Protezione da radicali liberi


Idealmente la pelle è dotata di un sistema antiossidante di difesa, efficiente e completo, ma i continui insulti ossidativi ai quali è sottoposta ne provocano un deleterio impoverimento. Una strategia per implementare le difese cutanee - inibendo così la lipoperossidazione di membrana, la  denaturazione proteica e la depolimerizzazione dell'acido ialuronico - risulta essere l'integrazione di tale bagaglio, mediante l'applicazione topica di formulazioni cosmetiche ad attività antiossidante.

E' possibile distinguere due categorie di antiossidanti utilizzati in campo cosmetico.

Il primo gruppo comprende le vitamine, cui appartengono sostanze come l'acido ascorbico e la vitamina E. L'acido ascorbico è considerato il più importante agente antiossidante presente nei fluidi intra ed extracellulari, ed è largamente impiegato per contrastare gli effetti dell'invecchiamento cutaneo, sia intrinseco che estrinseco.


Il terminegenerico vitamina E, indica una famiglia di sostanze liposolubili (tocoferoli e tocotrienoli), che costituiscono la linea di difesa primaria delle membrane cellulari contro la perossidazione lipidica.

Il secondo gruppo comprende molecole non vitaminiche, quali ad esempio l'ubichinone, i flavonoidi, l'acido lipoico e sistemi enzimatici. L'ubichinone, noto come coenzima Q10, è una molecola liposolubile già presente sulla pelle, in grado di proteggere le membrane biologiche dall'ossidazione e di potenziare l'azione antiossidante della vitamina E. I composti polifenolici, oltre alla loro indiscussa attività “radical scavanger”, hanno mostrato la capacità di ridurre l'eritema indotto dalle radiazioni ultraviolette. I polifenoli più utilizzati nei cosmetici antinvecchiamento sono le catechine estratte dalla Camellia sinensis, la quercetina e il canferolo da Ginkgo biloba, la silimarina dal Silybum marianum e il resveratrolo da Vitis vinifera. L'acido lipoico neutralizza efficacemente il radicale ossidrilico e può rigenerare la vitamina E dalla sua forma ossidata. Enzimi come la SOD (superossidodismutasi), esplicano la loro azione trasformando il radicale superossido in ossigeno e acqua ossigenata.

La tendenza attuale, prevede l'utilizzo di antiossidanti in miscela all'interno di uno stesso prodotto cosmetico, per sfruttare la loro attività sinergica.

Azione su collagene ed elastina

La perdita della risposta elastica può essere prevenuta intervenendo indirettamente sull'elastina. Ciò può essere fatto attraverso l'applicazione di sostanze insaponificabili che agiscono da stimolatori sui fibroblasti, favorendo la sintesi di elastina e consentendo quindi un ricambio delle fibre elastiche. I più utilizzati sono quelli di avocado, di soia, di karitè, di olio d'oliva. Il retinolo o vitamina A svolge un'azione primaria sull'accrescimento e sul trofismo del tessuto epiteliale, e sulla differenziazione e trasformazione delle cellule. La vitamina C partecipa alla sintesi del collagene come cofattore della idrossilasi che trasforma nel pro-collagene i residui di prolina e lisina in idrossiprolina ed idrossilisina. Estratti vegetali ricchi di triterpeni, come quelli provenienti dalla Centella asiatica, Ginseng e Ginko bibloba, sono in grado di stimolare l'attività dei fibroblasti con conseguente aumento del collagene nativo di tipo I e III, e della sostanza fondamentale amorfa.  Mostrano spiccata azione di stimolo sulla sintesi di collagene anche gli isoflavoni della soia. L'estratto di Kigelia africana è particolarmente ricco in flavonoidi e saponosidi steroidei, cui viene riconosciuto un effetto tensore e rassodante. La composizione peptidica dell'estratto di questa pianta africana genera una rete elastica a livello del tessuto cutaneo ed agisce donando compattezza al derma. La sua azione aiuta a prevenire il rilassamento, tonificando ed idratando la pelle. L'estratto di Humulus lupulus, caratterizzato dalla presenza di fitoestrogeni, flavonoidi, proteine, acidi fenolici e tannini, risulta efficace nel miglioramento del tono e del turgore cutaneo.

Azione sulla sostanza amorfa della matrice extracellulare

Alterazioni a livello della sostanza amorfa possono portare a diminuzione del turgore del derma, e della sua resistenza ed elasticità. Saponine triterpeniche come i ginsenosidi, estratti dal Panax ginseng, una volta metabolizzati a livello cutaneo, formano un complesso glucopiranosidico in grado di aumentare l'espressione del gene responsabile della sintesi dell'acido ialuronico. Alcuni derivati dell'acido caffeico, come l'echinacoside, estratto dall'Echinacea angustifolia, sono attivi nell'inibire la sintesi dell'enzima ialuronidasi, responsabile della depolimerizzazione dell'acido ialuronico.

Mantenimento della funzione barriera

Sostanze di natura lipidica prevengono e migliorano l'idratazione e l'elasticità cutanea, aumentando la resistenza agli insulti chimico-fisici. Utili a questo scopo possono essere: ceramidi, acidi grassi essenziali della serie omega 3 e omega 6, oli e burri vegetali come quelli di enotera, macadamia, borragine, karitè, oliva.

Forme cosmetiche utilizzate nei prodotti rassodanti

La forma cosmetica più utilizzata è sicuramente l'emulsione olio in acqua, sistema che permette l'incorporazione di attivi di natura sia lipofila che idrofila. Per le pelli particolarmente secche e mature  sono utilizzate anche le emulsioni acqua in olio. Di notevole interesse l'impiego di sieri e gel che, essendo a basso o nullo contenuto di fase oleosa, vengono assorbiti velocemente attraverso la cute e sono particolarmente indicati per pelle grassa e impura.